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Archive for the ‘Youniko’ Category

Ebbene sì.

Questà è l’idea di fondo di Tom Szaky, fondatore di Terra Cycle, il  social network  della spazzatura che   permette agli utenti di inviare  gratuitamente i rifiuti per convertirli in oggetti di consumo. Terra cycle permette agli iscritti della community di riunirsi in brigate per raccogliere e spedire, a carico del destinatario, il materiale riciclabile da riutilizzare per creare oggetti utili, pratici e di uso comune. In pratica, aziende e persone possono creare  brigate virtuali ed eco-friendly con lo scopo di raccogliere e separare i rifiuti e, una volta raggiunta la quantità sufficiente, inviare il tutto al destinatario che si occuperà del recupero e del riutilizzo.

Tutto sembra  possibile, basta stare attenti a ciò che si butta e seguire le istruzioni presenti su Terra Cycle.

Troviamo la Drink pouch brigade, che raccoglie milioni di sacchetti di plastica delle bevande e li ricla in borse originali e alla moda e in contenitori per penne e matite; la Candy wrapper brigade, che  raccoglie le carte di caramelle e  snack per trasformarle in aquiloni o diari segreti. E molte alte brigate si occupano di dare una “seconda vita” ai rifiuti:  vestiti, cornici, vasi e persino amplificatori per mp3, è tutto quello che si può ricavare da bustine delle patatine, computer, vinili e catene delle biciclette. Insomma, non c’è limite alla fantasia e all’ecosostenibilità!

Terra Cycle con i  suoi 10 milioni e 600 mila di iscritti alle brigate, più di un miliardo e 800 mila singoli rifiuti raccolti e quasi un miliardo 200 mila dollari devoluti a progetti di charity, rappresenta un buon modello di eco-azienda  che, unendo etica e business, attenzione per l’ambiente e per il marketing,  riesce a generare profitto in modo sostenibile.

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Da Repubblica di oggi, 16/06:

Cinque milioni di aderenti, più di tutti gli iscritti ai partiti democratico e repubblicano: se diventasse un movimento politico, cambierebbe la faccia dell’America. Se unissero i loro fatturati, sarebbero una mega-azienda. Sono i membri di Etsy, il nuovo mercato online che offre “the very best”, tutta la produzione di un esercito di inventori indipendenti, artigiani del tempo libero.
Con 724 milioni di visitatori al mese, è un pezzo dell’economia americana che non passa più inosservato. Non coincide con il mondo del non-profit: in realtà Etsy sta per quotarsi in Borsa, chi vende i suoi prodotti su questa “piazza virtuale” non disdegna il profitto, se è un riconoscimento alla qualità.

A raccontare questo fenomeno ora c’è anche un film: “Handmade Nation“, nazione fatta a mano, il documentario di Faythe Levine che descrive nei loro atelier “una generazione di nuovi creatori”. Hanno la loro manifestazione-simbolo, la Renegade Craft Fair di Chicago, la fiera degli “artigiani ribelli”. Là vendono abiti, gioielli, scarpe, oggetti originali che sembrano nascere nelle botteghe di maestri rinascimentali. Nella patria di Apple e Nike, quella che racconta la Levine è “una rivolta dal basso per riprendersi il diritto adessere inventori, creativi, geni del design e del marketing, senza obbedire agli ordini di una Big Corporation”.

Dal neo-artigianato il fenomeno si allarga e investe la produzione culturale, la tecnologia, la politica. E’ la rivoluzione “Pro-Am”, abbreviazione di “professional amateur”. Dilettanti eccellenti, o professionisti-amatori? La teorizza la società di ricerche Demos, secondo la quale il XXI secolo appartiene a questo modo di lavorare. Tre modelli pionieristici indicano l’immenso potenziale della “Pro-Am Revolution”, secondo gli autori Charles Leadbeater e Paul Miller. Sono la musica rap, il software Linux, e la campagna Jubilee Debt. “Il rap – scrivono Leadbeater e Miller nel loro saggio – ha segnato la cultura giovanile. La campagna del giubileo ha imposto la cancellazione di miliardi di debiti dei paesi poveri. Linux è il più grande rivale di Microsoft nei programmi operativi. Tutti e tre sono nati da gruppi Pro-Am, dei dilettanti innovativi, capaci di associarsi in rete, impegnati a raggiungere altissimi standard professionali”.

I Pro-Am possono scardinare i poteri costituiti. Nell’economia, sfidano il monopolio delle grandi imprese come laboratorio di innovazioni. Nel mondo politico, Move.On creato dieci anni fa da due giovani di Berkeley, e cresciuto su Internet, condiziona Barack Obama e i vertici del partito democratico. Etsy è lo specchio di questo fenomeno sul versante commerciale. I suoi avversari sono Ebay e Amazon: mercati online dominati dai logo delle grandi marche, i colossi editoriali o i big dell’elettronica di consumo. Etsy vende solo oggetti originali, prodotti da una miriade di indipendenti, spesso dei fuoriclasse. L’ha fondato Rob Kalin, 29 anni. Etsy viene dal latino “et si” (“e se…”) che Kalin ha preso da “Otto e mezzo” di Fellini. Su Etsy potete comprare un bottone fatto a mano da un dollaro, o un’opera d’arte che ne vale decine di migliaia, ma il cui autore rifiuta di passare attraverso i galleristi di Soho e Tribeca. “Finora  –  spiega il fondatore  –  erano i poteri economici a dettare le scelte dei consumatori, noi restituiamo a una comunità di liberi individui la forza di orientare il mercato”. Kalin è bombardato di richieste per tenere conferenze nelle università. “Tra gli studenti  –  dice  –  c’è un immenso spirito imprenditoriale, una voglia d’indipedenza che ha bisogno di essere sprigionata”.

Il film “Handmade Nation” descrive questa esplosione di creatività come “un progetto politico, una contro rivoluzione industriale”. Riscopre antichi filoni della contro-cultura, evitando gli errori del passato. “Negli anni Settanta per protesta contro la produzione massificata nacque un artigianato hippy, purtroppo la qualità era scadente. Negli anni Ottanta i creativi di avanguardia furono catturati dai mercanti d’arte e dalla speculazione. Le nuove ecnologie ci consentono di bypassare il potere degli intermediari”. Nel frattempo artigiani, artisti e inventori si sono agguerriti, e organizzati. Anche quando l’attività creativa è un secondo lavoro o un’occupazione del tempo libero, non si può catalogare come hobby.

Chiamarli dilettanti non è solo un insulto, è un errore“, spiega il manifesto della Pro-Am Revolution. Nella botanica e nello sport, nel design di moda o nella gioielleria, nella fotografia e nel software, i “professional amateur” fanno sul serio. Secondo Demos, hanno cinque caratteristiche che consentono di sfidare gli specialisti tradizionali e di ribellarsi alla gerarchia soffocante delle grandi imprese: “Hanno un forte senso della vocazione. Adottano standard trasparenti per verificare la qualità e misurare il talento. Formano delle comunità per trasmettere il sapere. Producono beni e servizi che hanno un mercato. Infine le loro conoscenze avanzate danno vita a un’identità, a una tradizione”.

http://www.repubblica.it/economia/2010/06/16/news/new_economy-4876323/?ref=HREC2-8

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Let’s knit!

                                                                       

Trovare la musica ideale per chi lavora a maglia? Stereomood ci ha pensato… E ci regala la colonna sonora perfetta per alimentare la nostra creatività. Vi amiamo Stereomood!

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Parla con me

interviste

Da oggi godetevi le interviste di Youniko: piccole finestre per conoscere meglio gli artisti che creano per noi.

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C’era una volta Youniko..
C’è ancora Youniko!

Nella preparazione e il restyle del nuovo sito, partito per essere un network di profili e di rocambolesche vetrine, ci siamo resi conto che il mondo handmade non ha bisogno di complicanze.
E’ già difficile emergere, promuovere i propri lavori, partecipare agli eventi ‘giusti’, gestire i propri profili su almeno 3 social network.
Per cui abbiamo fatto un passo indietro, decidendo di mantenere la nostra pagina myspace (che, per quanto si dica, è ancora vivo e vegeto per una fascia ben precisa di artisti) e di ri-partire dal mezzo di comunicazione più semplice: un blog.

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